Rosalind Franklin

By 30 March 2018Scienze

Dietro alla più grande scoperta nella storia della biologia non ci sono solo uomini. In tutti i libri di scuola si legge che la struttura del dna è stata scoperta da Francis Crick e James Watson nel 1953 ma, in realtà, dietro alla ricerca sulla molecola della vita c’è una donna inglese: Rosalind Franklin. Fu proprio lei a fotografare ai raggi X la doppia elica e a consolidare le ipotesi scientifiche dell’epoca. Purtroppo la scienziata non fece neppure in tempo a far valere i suoi meriti, perché morì di cancro il 16 aprile 1958.

E pensare che appena quattro anni dopo la scomparsa di Franklin, Watson e Crick ricevettero il premio Nobel per aver identificato la struttura del dna con il loro studio pubblicato su Nature. Il fatto che la scienziata venisse citata brevemente solo nelle note non deve sorprendere: il lavoro della giovane ricercatrice di Notting Hill fu infatti utilizzato a sua insaputa per rafforzare le tesi degli altri scienziati che lavoravano al progetto.

La signora del Dna Rosalind Franklin è la scienziata che nel 1951 ha fotografato ai raggi X la struttura a doppia elica della molecola della vita. Purtroppo è morta il 16 aprile 1958 all’età di 38 anni (Credits: Wikimedia)
Dietro alla più grande scoperta nella storia della biologia non ci sono solo uomini. In tutti i libri di scuola si legge che la struttura del dna è stata scoperta da Francis Crick e James Watson nel 1953 ma, in realtà, dietro alla ricerca sulla molecola della vita c’è una donna inglese: Rosalind Franklin. Fu proprio lei a fotografare ai raggi X la doppia elica e a consolidare le ipotesi scientifiche dell’epoca. Purtroppo la scienziata non fece neppure in tempo a far valere i suoi meriti, perché morì di cancro il 16 aprile 1958.

E pensare che appena quattro anni dopo la scomparsa di Franklin, Watson e Crick ricevettero il premio Nobel per aver identificato la struttura del dna con il loro studio pubblicato su Nature. Il fatto che la scienziata venisse citata brevemente solo nelle note non deve sorprendere: il lavoro della giovane ricercatrice di Notting Hill fu infatti utilizzato a sua insaputa per rafforzare le tesi degli altri scienziati che lavoravano al progetto.

I motivi per cui Franklin fu messa in ombra sono diversi: in primo luogo, il fatto di essere una donna la espose alle frecciate dei colleghi maschi. Per di più, nel suo laboratorio al King’s College di Londra si respirava un’aria abbastanza tesa. A lavorare sulla struttura del dna c’era già il fisico Maurice Wilkins, che non vedeva di buon occhio la presenza della giovane ricercatrice che lavorava in modo del tutto indipendente.

Franklin era arrivata al King’s College nel 1951, quando aveva 30 anni: per Wilkins era inaccettabile che una donna – molto più giovane di lui – si occupasse del suo stesso campo di ricerca.
Per giunta, i primi risultati ottenuti dalla scienziata erano in netto contrasto con i suoi.

Già, perché in un primo momento Franklin si era accorta che le analisi condotte su campioni non idratati di dna smentivano l’ipotesi – allora già diffusa – che si trattasse di una struttura a doppia elica. Eppure, le sue foto a raggi X scattate sulle molecole idratate dicevano esattamente il contrario. A quale delle due dare ragione?

In un primo momento, la ricercatrice mise da parte l’ipotesi della doppia elica. Tanto che si divertì a scrivere un breve necrologio da diffondere per il laboratorio. Ma da vera scienziata, Franklin sapeva che la risposta definitiva l’avrebbe ottenuta ripetendo gli esperimenti sulla forma disidratata. Ma quando arrivò alle giuste conclusioni – nel febbraio 1953 – Watson e Crick avevano già utilizzato le sue immagini scattate nel 1951 per coprirsi di gloria sulle pagine di Nature.
La comunità scientifica sapeva che Franklin stava svolgendo un lavoro all’avanguardia ma, a differenza della scienziata, molti suoi colleghi erano impazienti di pubblicare dei risultati sensazionali.